03 gennaio 2021

Via dei Serragli

Dal Diario di Gabriella un ricordo di Via dei Serragli... e della friggitoria di Otello!
Via dei Serragli 

Ripenso a volte alla vita della strada, via dei Serragli, in cui ho trascorso i miei primi 57 anni di vita, il suo brulicare di attività, di botteghe, di persone. I rumori, le grida, i saluti...se chiudo gli occhi rivedo e rivivo tutto. Quei 40 metri che vanno dall'angolo di Via Sant'Agostino e casa mia erano un susseguirsi di negozi, uno accanto all'altro. Si partiva dal bar sull'angolo, unico superstite di quel periodo, poi la merceria, il pollaiolo, il vinaio, il giornalaio, il friggitore, il marmista e sicuramente mi sfugge qualcosa. Era bella e viva la mia strada, ora è completamente trasformata, non voglio dire se in meglio o in peggio ma comunque molto diversa. Percorrevo quel tratto di strada almeno 2 volte al giorno per andare e tornare da scuola e molte altre se uscivo di casa, quindi le immagini sono chiare nella memoria.
Il friggitore, Otello, è oggetto di molti racconti che faccio agli studenti stranieri, americani soprattutto, perché faceva tra le altre cose, i Roventini e gli stranieri ne rimangono scioccati. I roventini, per un fiorentino della mia generazione, non hanno bisogno di spiegazioni ma per molti una descrizione è necessaria. I roventini sono, anzi erano perché nessuno li fa più, della frittatine di sangue di maiale. Il sangue rapprende in cottura, come le uova, e quello che ne deriva è una frittata scura e morbida.
Otello aveva una botteghina piccola con la porta sempre aperta per far andare via l'odore di fritto e aveva appeso alla cappa aspirante sopra i fuochi un disegno con un maialino infilzato da un coltellone e la frase: mi uccido per te. La scena era cruenta ma il maialino sembrava felice perché il suo sacrificio era per il godimento dei clienti golosi della zona. Otello teneva una bacinellona di plastica piena di sangue di maiale che rimestava spesso per non farlo aggrumare.
Alla richiesta di un roventino prendeva una padella di ferro nera nera, strausata, una cucchiaiata di strutto e la metteva sul fuoco. Quando lo strutto sfrigolava, prendeva una ramaiolata di sangue, dopo aver rimestato bene, e la versava in padella. Fuoco alto, pochi minuti e con il salto della padella la faceva rigirare per la cottura dall'altro lato. Poi apriva un panino, ci adagiava il roventino, pepe e parmigiano abbondanti e il pranzo, street food si direbbe oggi, era pronto. Era un cibo che mi piaceva molto ma quello di cui ero golosa era il panino con gli gnocchi (di polenta) fritti e la salsiccia arrostita. In quello Otello superava se stesso e io mi mangiavo il panino appena potevo. Ancora oggi, quando preparo la polenta, ne faccio un po' di più, la metto in una teglia rettangolare e una volta completamente fredda la rovescio su un tagliere. Ci metto sopra un canovaccio e lascio asciugare per una notte. Il giorno dopo, la taglio a fette e la friggo. A questo punto arrostisco una salsiccia tagliata a metà e taglio una rosetta. Compongo il panino con 4 o 5 gnocchi impilati e la salsiccia. Non è un cibo molto sano ma ogni tanto ci sta.

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